Le feste natalizie sono terminate, ed io, quest’anno ho avuto l’opportunità di passarle qui in Spagna. E ora vi spiego perchè!

Ad ogni volontario europeo viene assegnato un tutor, una persona del posto che aiuta ad integrarsi, come un amico che se c’é un problema ti ascolta e aiuta.

Noi abbiamo Gloria, una ragazza che anche lei ha svolto il suo SVE in Polonia qualche anno fa e conosce le gioie e le difficoltà che questa esperienza porta.

Gloria mi ha invitato a passare la vigilia di Natale con la sua famiglia e i suoi amici, a Coin, un paese a pochi chilometri da Pizarra, nella Valle del Guadalhorce.

La notte tra il 24 e il 25 di dicembre si chiama “Nochebuena” (Notte Buona) e come in molte famiglie italiane, si passa mangiando tutti assieme.

A casa di Gloria la cena non inizia fino a quando il re non termina il suo discorso. La Spagna infatti è una monarchia parlamentare, questo significa che governa il parlamento però il re ha una funzione di rappresentanza e garantisce l’unità del paese.

La tradizione del discorso di Natale nasce nel 1937 sotto la dittatura di Franco. Originariamente era un discorso di auguri che si svolgeva l’ultimo giorno dell’anno, rivolto a tutti gli spagnoli. Dal 1974, anno della caduta di Franco, si è preferito spostarlo nella notte di Natale.

Mentre il re parla però tutti sono già seduti, impazienti, intorno al tavolo, spizzicando un’oliva aloreña (io piu di una!) o delle patatine.

Poi si comincia!

L’antipasto è a base di carne e formaggio. Nella foto potete vedere a destra il famoso Jamon Serrano, il prosciutto crudo spagnolo. A destra invece, tre tipi di carne, da sinistra quella ripiena, la carne Mechá e il rotolo di carne con l’uovo sodo.

La carne ripiena dentro ha: carne trita mescolata con aglio, prezzemolo, prosciutto crudo e uovo, prosciutto cotto, chorizo (tipo una salsiccia) crudo e uovo sodo. Il tutto cucinato nel vino bianco e lo strutto.

La carne Mechá è una specialità andalusa. È lonza cucinata in pentola con strutto, vino bianco, olio d’oliva e aromi (aglio, pepe, alloro).

La cena invece è a base di mariscos (frutti di mare).

Da sinistra: Zampe di granchio, gamberi, cannolicchi e cirripedi.

Come i panettoni in Italia, anche qui in Spagna, già a fine novembre si trovano all’entrata dei supermercati. Incartati uno ad uno di differenti colori in base al sapore, sono riposti in cesti, dove si possono scegliere e mescolare a piacere.

E i roscos de vino, dei biscotti con vino dolce di Malaga, un vino liquoroso, specialità di Malaga.

Durante tutta la cena si ascoltano i villancicos, i canti di Natale, che a volte, specialmente in Andalusia sono a ritmo di flamenco.

A mezzanotte poi, si esce in centro con gli amici. E così abbiamo fatto anche noi!

E a Capodanno?!

La “nochevieja” (notte vecchia), la notte del 31 dicembre, sono andata a Coin! Perché in questo paese, questa notte è carnevale! Tutti, bambini e adulti, gruppi di amici e famiglie intere, si travestono.

Ci si raduna in piazza, dove la musica parte già nel pomeriggio e si aspetta la mezzanotte…per brindare insieme? No! Per mangiare “la uva”!

In Spagna si mangia l’uva. Chi in piazza, chi a casa in famiglia, alle 23:59 bisogna essere pronti con 12 chicchi di uva bianca in mano per la “campanadas”. Collegati con l’orologio nella Plaza del Sol a Madrid, le campane rintoccano gli ultimi dodici secondi dell’anno. E, ad ogni secondo bisogna mangiare un chicco d’uva. Dicono porti fortuna!

E la Befana? Qua non la conoscono! Arrivano i Re Magi! Scopriteli qui, nell’articolo di Agnese!

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