La Transilvania è una regione ricca di biodiversità e con un’antica tradizione agricola. Il progressivo abbandono del lavoro nelle campagne da parte della fascia di popolazione più giovane e le problematiche derivanti dagli effetti dei cambiamenti climatici stanno mettendo in pericolo la conservazione della biodiversità e la sopravvivenza delle comunità agricole nell’area.

La mucca di Attila nel campo

È possibile rispondere a queste sfide promuovendo uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura e delle aree rurali attraverso il ricorso a soluzioni alternative all’agricoltura convenzionale, che possono comprendere metodi di coltivazione tradizionali e moderni.

Il recupero e l’adattamento di alcuni saperi e metodi tradizionali (sistemi multi-colturali, rotazione colturale, utilizzo di fertilizzanti ecologici e concimi naturali,…) permettono di preservare l’ambiente agricolo: prevenire la dispersione dell’acqua, evitare l’erosione del suolo e mantenere alti livelli produttivi del terreno.

Oltre al riutilizzo delle conoscenze e delle tecniche tradizionali, anche in Transilvania si stanno facendo strada nuovi metodi di coltivazione come quello del “fuori suolo”. Le piante non vengono coltivate nel terreno agrario, ma in mezzo liquido (aeroponica, idroponica galleggiante,…) o su substrato (in bancali con sabbia o ghiaia, in sacco,…).

La coltivazione “fuori suolo” può essere a ciclo aperto, quando la soluzione drenante viene utilizzata su una coltura su suolo o si disperde nell’ambiente, o a ciclo chiuso, quando la soluzione viene recuperata e riutilizzata all’interno del sistema.

 

Attila Szabó-Bilibok

Attila Szabó-Bilibok è il primo coltivatore a utilizzare il sistema dell’ acquaponica in Transilvania.

L’acquaponica è una combinazione di acquacoltura (allevamento di pesci) e coltivazione idroponica (coltivazione fuori dal suolo). I pesci e le piante crescono insieme in un ambiente simbiotico: le sostanze di scarto dei pesci forniscono nutrimento alle piante, mentre le piante filtrano in modo naturale l’acqua per i pesci.

Questa tecnica ha radici molto antiche, che risalgono agli aztechi e all’impero cinese, ma è solo dagli anni 80’ che i suoi benefici si stanno studiando e riscoprendo.

L’acquaponica richiede circa il 2% dell’acqua normalmente richiesta in agricoltura, in quanto la stessa acqua viene riciclata e circola nel sistema grazie a un sistema di pompe. Inoltre è un tipo di agricoltura attenta all’ambiente, perché qualsiasi tipo di pesticida ucciderebbe i pesci.

 

Nel suo sistema di acquaponica Attila alleva carassi e coltiva numerose specie di piante, tra cui alcune che normalmente fanno fatica a crescere nel clima rumeno: pomodori, aloe vera, paprika, crescione d’acqua. È possibile prenotare una visita presso la sua fattoria nel villaggio di Kisgalambfalva e pernottare nel suo B&B visitando la pagina Facebook.

 

Vasche per l’acquaponica
Autori: Francesca Silvestri e Cristina Vasile
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